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«Dopo ogni allenamento mi sento proprio in forma.»

In passato, per Vincenzo Zanetti* le escursioni in montagna non costituivano un problema. Oggi è contento di poter fare il pieno di nuove energie e di respirare aria fresca nelle lunghe passeggiate che ancora riesce a compiere. Per tutto il resto, i suoi polmoni sono troppo deboli – Vincenzo Zanetti è affetto da BPCO.

Il pensionato, che ha conservato un aspetto giovanile, è di casa al Centro fitness. Vi si reca due volte alla settimana per un allenamento di resistenza e di forza fisica. E se non sta facendo i suoi esercizi, lo si incontra spesso nel bosco e al lago. Questa vita così attiva è in realtà una logica continuazione di quanto il 68enne ex capo muratore e custode ha sempre fatto in passato: tanto movimento e molto lavoro all’aria aperta. Ciò che invece appare meno ovvio è che possa farlo ancora oggi in modo così intenso: Vincenzo Zanetti è infatti affetto, come circa 400 000 svizzere e svizzeri, da BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva). L’infiammazione costante delle vie respiratorie causa la progressiva restrizione dei bronchi e la distruzione degli alveoli polmonari, impedendo così il corretto processo di scambio gassoso nei polmoni. Risultato: espettorazione, tosse al mattino, dispnea. La BPCO non è guaribile. Vincenzo Zanetti può tuttavia reputarsi fortunato: fintanto che non si sottopone a sforzi eccessivi, oggi riesce a fare a meno di inalare ossigeno supplementare. Ma non è sempre stato così.

Gestire la malattia

«In realtà mi ero dovuto recare dal medico per un attacco di gotta», spiega Vincenzo Zanetti. Gli esami a cui venne sottoposto confermarono però anche l’esistenza di un problema di cui Vincenzo si era già accorto da tempo: la mancanza di fiato. Il tutto accadde sette anni fa e fu l’inizio della ossigenoterapia – ma anche l’inizio della sua via crucis. Venne colpito in breve successione da due polmoniti, che richiesero il suo ricovero urgente in ospedale. La riabilitazione e un costante esercizio fisico, a cui Vincenzo Zanetti non ha in seguito più rinunciato, apportarono un temporaneo sollievo. Della terapia faceva parte anche il trattamento con ossigeno liquido per almeno 16 ore al giorno, effettuato con l’ausilio degli appositi occhiali per l’ossigeno. «Per me è stato terribile», racconta Vincenzo Zanetti, «mi rifiutavo di diventare schiavo dell’ossigeno.» La terapia con ossigeno liquido prevede l’uso di una bombola fissa a domicilio e dell’ossigenatore mobile per le uscite. Vincenzo Zanetti reagiva bene alle misure adottate, ma non si sentiva a suo agio. Ricordando quel periodo, sua moglie Maria* si esprime così: «Ma la cosa più importante è che stava meglio! Bisogna affrontare la malattia e combattere contro le sue conseguenze, non si può fare diversamente.» E gli Zanetti l’hanno fatto. «Non me la sono mai presa con il destino e non ho neppure avuto problemi psichici a causa della mia malattia», precisa Vincenzo Zanetti. Dopo ogni breve momento di sconforto si riprendeva subito affrontando la realtà, conferma sua moglie.

Un sostegno importante

Dopo una breve ricaduta, la situazione migliorò nettamente. Vincenzo Zanetti fu in grado di passare dal sistema utilizzato per la sua ossigenoterapia a domicilio al concentratore d’ossigeno (l’ossigeno viene estratto dall’aria ambiente). Con questo sistema Vincenzo Zanetti si trova molto più a suo agio. Oggi, quando è a casa e non compie sforzi eccessivi, può rinunciare nella maggior parte dei casi all’ossigeno. Eccetto durante la notte e per gli allenamenti in palestra, quando con coerenza inforca gli appositi occhiali per l’ossigeno. Per le gite e le passeggiate si carica sulle spalle, a mo’ di zainetto, il concentratore d’ossigeno mobile e sistema le batterie di ricarica in una cintura che porta in vita. «L’apparecchio ha un’autonomia di alcune ore ed è comodo da portare», afferma mostrando tutta l’attrezzatura. Anche gli esercizi fisici continuano a far parte del programma e hanno contribuito notevolmente a fare sì che Vincenzo Zanetti oggi si senta meglio. «Dopo ogni allenamento mi sento in forma e mi diverto, anche perché ci si muove in un ambiente diverso e s’incontrano altre persone», commenta. Il sostegno della Lega polmonare gioca un ruolo importante nella terapia. Due volte l’anno, un’assistente della Lega provvede al controllo e alla manutenzione degli apparecchi. Ogni sei mesi la Lega polmonare organizza inoltre degli incontri per le persone colpite abitanti nella regione e offre per le vacanze degli ossigenatori a nolo. Maria e Vincenzo Zanetti apprezzano però in particolare le giornate delle «boccate d’aria» della Lega polmonare alle quali, quest’autunno, partecipano per la quinta volta. Vincenzo Zanetti e sua moglie sono unanimi nel confermare che Vincenzo gestisce molto bene la sua malattia. «Bisogna dare atto che, date le circostanze, Vincenzo è in buone condizioni», rivela Maria Zanetti. «E noi ovviamente speriamo che resti così.»

Grandi piani

In fondo i due ora, dopo il loro pensionamento, hanno ancora dei grandi piani. Nel loro programma, tanto per fare un esempio, figurano anche dei viaggi in Spagna e Francia o una crociera sul Danubio. «È chiaro che tutto dipende dalle condizioni generali giornaliere, ma tutto sommato la mia qualità di vita è oggi molto elevata», osserva Vincenzo Zanetti. Egli coltiva in particolare un desiderio: «Vorrei riuscire a camminare meglio in salita per potere, di tanto in tanto, compiere ancora qualche giro in montagna», dichiara. Perché al primo posto dell’elenco dei suoi desideri c’è sempre la speranza di bagnare ancora una volta nella vita i piedi nelle acque del Lago di Saoseo, in alta Val di Campo, una valle laterale della Val Poschiavo, a 1800 m sul livello del mare.

 

Valentina Röschli,

giornalista, Zurigo

 

* I nomi sono stati cambiati dalla redazione

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