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«Ho ritrovato la mia qualità di vita.»

Gianfranco Foglia* era un contabile felice. Dormiva poco e lavorava molto. Finché 12 anni fa ha chiuso con i conti a causa della bronco pneumopatia cronica ostruttiva, la BPCO. Bilancio intermedio di un percorso disseminato di eventi dolorosi, che si è trasformato in una storia di successo personale.

Elenchi, tabelle e numeri – questo è il mondo di Gianfranco Foglia. La sua malattia viene documentata per iscritto in ogni dettaglio, parlarne invece gli riesce più difficile. Oggi, lui e sua moglie hanno fatto un’eccezione.Prima che Gianfranco Foglia cominci a raccontare la sua storia, si sistema meglio gli occhialini nasali perché parlare lo affatica. I suoi occhi vispi parlano da soli: quest’uomo ha vissuto molte esperienze dure eppure, malgrado tutte le sue limitazioni, sembra non aver perso il suo spirito combattivo. Impressione quest’ultima, che sarà confermata dal suo racconto.

Fino a 12 anni fa, Gianfranco Foglia conduceva una vita intensa. Lavorava parecchio, praticava atletica leggera e faceva molto anche per la sua famiglia. Poi comparvero i primi segnali che qualcosa non andava. Lui li ignorò. «La nebbia autunnale mi creava difficoltà di respirazione e d’inverno ero spesso raffreddato», ricorda. Durante un’escursione a piedi in compagnia di alcuni amici, arrivò d’improvviso un chiaro segnale: Gianfranco Foglia era completamente senza fiato.

La diagnosi fu uno schock

Il medico curante fu il primo a palesare il suo sospetto: BPCO. «Era la prima volta che sentivo quelle quattro lettere», racconta Renata Foglia. Infine la diagnosi definitiva: un duro colpo per tutta la famiglia. La dispnea, l’infiammazione progressiva delle vie respiratorie e la consapevolezza che il decorso della malattia non può essere fermato, ma solo rallentato, furono notizie assolutamente terribili. «Abituarmi all’idea che la BPCO non è guaribile, mi ha sconvolta», racconta Renata Foglia.

Alla diagnosi ha fatto seguito l’anno più difficile di tutta la storia della malattia. Gianfranco Foglia è stato costretto a lasciareil suo posto di lavoro poiché la ditta aveva dichiarato fallimento. Il nuovo percorso professionale è stato molto lungo. Oltretutto, soffriva di disturbi respiratori a causa dei vapori della pittura provenienti dalla ristrutturazione del nuovo posto di lavoro. Per lui, dato il suo stato di salute, questa situazione era insostenibile. Ha dovuto mettersi in malattia, trovandosi cosìdi colpo estromesso dal mondo del lavoro. Confrontato quindi con una situazione finanziaria incerta, Gianfranco Foglia all’età di 59 anni si è sentito sprofondare in un buco nero. «L’idea di essere malato prese il sopravvento e mi rinchiusi in casa, cosa che rese tutto più difficile», racconta. Di tanto in tanto riusciva a malapena a fare dieci passi alla volta. A Gianfranco Foglia mancava l’energia per intraprendere qualsiasi cosa. Tuttavia poi lentamente si riprese.

La bici, la nostra speranza

«Ho spinto Gianfranco a comprare una bicicletta. Non una bici normale, che sarebbe stata eccessivamente stancante, bensì una elettrica», afferma Renata Foglia. Suo marito aveva ritrovato la gioia di muoversi all’aperto. Nel frattempo – a tre anni precisi dalla diagnosi – dipendeva 24 ore su 24 dall’ossigenazione artificiale.

Renata Foglia ha costruito un apposito sostegno di legno per non fargli mai mancare, neanche in bici, la bombola di ossigeno portatile, di vitale importanza per lui. «Inizialmente era difficile fare gite lunghe perchélungo il tragitto non c’era alcuna stazione di rifornimento di ossigeno, ma nel frattempo la situazione è cambiata e questo oggi non è più un problema», aggiunge lui. E traspare il suo entusiasmo per la bicicletta elettrica. Inoltre, appena ritornato ad essere una persona attiva, sono subito arrivate conferme positive anche dal contesto familiare. «Sin dall’inizio i bambini hanno accettato abbastanza bene la malattia. Però, vederlo di nuovo attivo e stimolato è stato un sollievo per tutti noi», ricorda sua moglie.

Il conto torna

Gianfranco e Renata Foglia di solito programmano la giornata in modo spontaneo – in base alle condizioni meteorologiche e allo stato di salute. L’ossigenoterapia 24 ore su 24 e altre misure terapeutiche scandiscono rigorosamente l’orario di Gianfranco Foglia. Il programma prevede una volta a settimana la fisioterapia per la riabilitazione polmonare offerta dalla Lega polmonare. Due volte l’anno c’è il controllo degli apparecchi. Inoltre egli partecipa agli eventi organizzati dalla Lega polmonare – ad esempio alle Giornate delle boccate d’aria a Weggis. «Mia moglie deve venire con me: non voglio trascorrere le vacanze da solo», ridacchia lui. «In effetti, anche per me è l’occasione per staccarmi dalla quotidianità», aggiunge Renata Foglia. «Sono entusiasta dell’assistenza professionale, e anche per i familiari che accompagnano i pazienti esiste un programma interessante, oltre all’opportunità non meno importante di scambiarsi le esperienze.»

«Conosco molte persone affette dalla BPCO che non si allontanano mai da casa. All’inizio, ero così anch’io. Col tempo però mi sono abituato alle circostanze e la cosa più importante è aver ritrovato la mia qualità di vita», spiega Gianfranco Foglia. Che i giorni spensierati siano rari lo sa anche lui. Infatti, nonostante il buon andamento della terapia soffre ancora di dispnea. Però, adesso, durante queste ricadute sa gestirsi bene da solo: ha sempre con sé un elenco di medicamenti e disposizioni per l’assistenza. «Si deve restare positivi», dichiara lanciando un’occhiata complice a sua moglie. «Ci godiamo la vita, fintanto che dura», rincalza lei. E con questo atteggiamento nei confronti della vita è certo che in futuro il conto tornerà per entrambi.

 

* I nomi sono stati cambiati dalla redazione

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