
A scatenare in Loris la prima violenta reazione allergica, quando aveva appena tre mesi, è stata la schiuma del cappuccino: «Si era riempito di macchie rosse e il suo viso si era gonfiato in modo preoccupante. Gli esami della pediatra confermarono poi i miei sospetti: Loris era allergico al latte vaccino e alle uova», ricorda la mamma, Annamaria Vitale. Il piccolo aveva bisogno, oltre che del latte materno, di un biberon di latte in aggiunta. «L’unico prodotto che tollerava era il latte di riso, che acquistavo in un negozio specializzato di prodotti dietetici.»
Nonostante tutti gli sforzi per evitare l’esposizione del piccolo a possibili fattori scatenanti l’allergia, le sue condizioni di salute peggioravano. «Loris dormiva in camera con noi. Una notte mi svegliai perché il piccolo ansimava violentemente. Lo sollevai subito, lo avvolsi in un panno e lo portai all’aria aperta. Fu un momento terribile: non avevo la minima idea di cosa si dovesse fare! La pelle assunse una colorazione bluastra, feci ricorso a del vapore acqueo e agii d’istinto.»
Da questo attacco in poi il piccolo dovette prendere regolarmente medicamenti broncodilatatori e antinfiammatori «che Loris inalava con un’apposita maschera per bambini particolarmente piccola». I medici accertarono anche altri fattori scatenanti l’allergia: acari della polvere domestica e muffe. I genitori decisero di trasferirsi con i due bambini, Sabrina e Loris, in una «casa per allergici» (nessun tipo di muffe, nessun tappeto o moquette, nessuna tenda, quasi nessun animale di pezza o bambola).

Pietro e Annamaria Vitale tentarono di tutto affinché Loris stesse bene. Non mancarono, però, anche delle incomprensioni: «Se pregavo di non offrire a Loris nessun prodotto che contenesse latte e uova, la mia richiesta veniva spesso ignorata. Ritenevano che io esagerassi, un biscotto così delicato non poteva far male a nessuno!» Alcuni parenti si resero conto della gravità della situazione solo quando Loris divenne blu sotto i loro occhi. Un periodo opprimente, che a sua volta scatenò un circolo vizioso. Con quanto meno la mamma si sentiva presa sul serio, tanto più si ritirava in se stessa – e isolava anche i suoi due bambini.
Sabrina frequentava già la scuola materna e soffriva all’idea di non poter invitare a casa i suoi amici: «Io avevo una paura folle che potessero in qualche modo contagiare Loris.» La giovane mamma rinunciò al lavoro e si dedicò completamente ai suoi bambini. In quel momento nessuno poteva alleggerire la sua situazione. Annamaria infatti non si fidava più degli «estranei » e questi, dal canto loro, avevano paura di assumersi la responsabilità di accudire questo bambino «così difficile».
Ogni infezione contratta comportava notti insonni, la mamma di Loris perse forze e peso a vista d’occhio.
Un attacco che mise in serio pericolo la vita stessa di Loris cambiò radicalmente il comportamento della famiglia.
Il bambino aveva 5 anni. Era tormentato da una forte tosse e respirava sempre più affannosamente: «Ti prego mamma, portami dal dottore!» Il suo viso aveva ormai assunto un colore blu-viola. I genitori lo portarono subito in ospedale dove i medici per un’ora e mezza si sforzarono, inutilmente, di ripristinare la funzionalità dei suoi polmoni. «E poi vidi i bulbi oculari di Loris rovesciarsi all’indietro e il bambino svenire. L’istinto di aiutarlo fu più forte di tutto il resto. Spinsi il medico di lato, afferrai mio figlio, scossi il suo corpicino e urlai: ‹Loris, apri gli occhi!› Avevo una tale paura che morisse!» E poi: «Mamma? Ci sei mamma?» Fu come un miracolo, suo marito la abbracciò e la tenne ferma: «Tutto il mio corpo tremava», racconta Annamaria commossa, come se fosse appena accaduto.

Dopo questo terribile spavento, i genitori vollero sapere tutto sull’asma. Nel corso di educazione sull’asma «I quattro amici» della Lega polmonare, l’intera famiglia imparò a conoscere questa malattia cronica. La Lega polmonare li ha anche aiutati nell’acquisto dei vari inalatori e nella loromanutenzione. «So semplicemente che posso fare affidamento sulla Lega polmonare – anche in casi d’emergenza.»
È riuscita a superare la sua grande paura grazie ad una degenza stazionaria a Davos, spiega Annamaria Vitale: «Loris ha conosciuto altri bambini affetti d’asma e si è sentito compreso. E io a mia volta ho imparato a lasciare andare mio figlio riconoscendo quanto sia importante permettergli di scorrazzare liberamente.» Un sollievo per tutta la famiglia.
Da quel momento in poi Sabrina può invitare a casa i suoi amici, Loris può andare a trovare altri bambini e altre persone, la famiglia va insieme in vacanza – mamma e papà sanno come comportarsi, sono ben equipaggiati di medicamenti e biancheria da letto speciale (allergia agli acari).
Da allora Loris è rifiorito. È finito il tempo in cui prevaleva la timidezza, quando era spesso solo e triste e si muoveva troppo poco. Oggi Loris usa lo skateboard e nei fine settimana gioca a basket con suo papà.
Le canzonature e le prese in giro continuano a ferirlo, ma lui ora si difende. I genitori hanno un buon rapporto con la scuola, l’insegnante è al corrente. «Avevo bisogno del corso di educazione sull’asma per vincere i miei timori più profondi. Ci ha fatto un gran bene conoscere dalla A alla Z tutta la tematica. Per tutti noi è iniziata una nuova vita!»
Barbara Richiger,
giornalista, Kaufdorf
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