Chiavi d'accesso e link diretti

Navigazione delle lingue

  • deutsch
  • français
  • italiano

«È solo questione di mentalità.»

Marina Bernasconi* voleva in realtà solo curare la fastidiosa infiammazione della gola di cui da tempo soffriva, fino a quando non le venne diagnosticata l’apnea da sonno – la spiegazione della sua continua stanchezza e spossatezza. Oggi è contenta che sia emersa l’esatta diagnosi: la sua vita è ora nuovamente dinamica e attiva. Se la malattia non fosse stata curata, avrebbe potuto andare incontro a serie conseguenze.

La giornata inizia alle 7.30. Marina Bernasconi prepara la prima colazione, sveglia le due ragazze e saluta il marito che si reca al lavoro. Un rituale mattutino del tutto normale, che per questa signora 43enne non è però scontato. «Oggi al mattino posso di nuovo scherzare con le mie figlie: per molto tempo mi è mancata l’energia per farlo», racconta Marina. Prima, già al momento della colazione e mentre cucinava doveva lottare contro i frequenti colpi di sonno. Guidare l’auto al pomeriggio era fuori discussione: si sarebbe addormentata al volante. «Ero totalmente priva di energia ma non cercavo neanche di capire da dove venisse tutta questa stanchezza», ricorda. Non le passava neppure per la testa che il suo forte russare potesse essere collegato alla stanchezza. Probabilmente non si sarebbe recata dal medico per molto tempo se non fosse stata colpita da una grave forma di infiammazione della gola. Il suo medico di famiglia ebbe subito un dubbio e la mandò da un pneumologo. Diagnosi: apnea da sonno.

Conseguenze rischiose

L’apnea da sonno è una malattia che provoca, durante il sonno, una serie di sospensioni dell’attività respiratoria per periodi di tempo più e meno prolungati. Non appena le persone affette da questo disturbo non ricevono sufficiente aria nei polmoni, si svegliano di colpo. La causa più frequente è un aumentato rilassamento della muscolatura laringo-faringea durante la fase di distensione del sonno. Questo grave disturbo può ripetersi fino a parecchie centinaia di volte nel corso della notte. Le conseguenze sono stanchezza diurna, difficoltà di concentrazione, raramente anche forti mal di testa al mattino, problemi sociali o perfino stati di depressione. «Dopo la diagnosi mi sono sentita dapprima un po’ sollevata», dice Marina Bernasconi. «Finalmente sapevo perché mi sentivo sempre così stanca.» Solo le possibili conseguenze dell’apnea da sonno sono state per Marina fonte di grande ansia e forti preoccupazioni: se non curata, la sindrome aumenta il rischio di malattie cardio-circolatorie.

Terapia durante il sonno

Marina Bernasconi lavora al 20–30 percento come intermediaria per l’Associazione famiglie diurne. Spesso lavora a casa, effettua accertamenti, conduce colloqui e sceglie le soluzioni più appropriate per il collocamento dei bambini. Poiché svolge il suo lavoro prevalentemente nei quartieri periferici, usa molto l’auto, cosa che oggi riesce a fare senza problemi. Nel pomeriggio porta le sue due ragazze a un corso di danza jazz o a scuola di equitazione e, se le rimane del tempo, il suo programma prevede qualche giro in bicicletta o delle passeggiate. Marina Bernasconi deve la sua qualità di vita ad un piccolo apparecchio che tiene in camera da letto. Per dormire indossa una maschera, collegata all’apparecchio da un tubo flessibile, che convoglia un flusso continuo e debole d’aria nel naso e nella bocca. Le vie respiratorie rimangono così libere per tutta la notte e lei può dormire tranquilla. Questo trattamento si chiama terapia CPAP (Continuous Positive Airway Pressure, respirazione a pressione positiva continua) e viene spesso utilizzato per i pazienti affetti da apnea da sonno. Questo metodo terapeutico, sperimentato scientificamente, si è rivelato finora il più efficace. «Non rinuncerei più alla maschera per nessuna ragione», afferma. «Posso portare con me l’apparecchio ovunque e il rumore è veramente minimo.» Marina Bernasconi ha avuto fortuna: ha risposto bene alla terapia e anche suo marito non ha alcun problema per la presenza dell’apparecchio in camera da letto. Beatrice Züger, infermiera presso la Lega polmonare cantonale, è perfettamente cosciente del fatto che la terapia non ha sempre un decorso così semplice. «Ci sono pazienti che non riescono a dormire con la maschera o perché mal sopportano la pressione esercitata su alcuni punti del viso o perché fanno fatica ad espirare. Queste difficoltà si manifestano in circa un quarto dei nostri pazienti affetti da apnea da sonno. Alcuni problemi sono facilmente risolvibili, a volte, però, è necessario cercare un metodo alternativo. La maggior parte delle persone non ha comunque alcuna particolare difficoltà », sottolinea Beatrice Züger.

Per tutta la vita

«La ricerca fa costanti progressi nella terapia CPAP», spiega Beatrice Züger. Vengono messe regolarmente sul mercato nuove maschere che si adattano praticamente ad ogni forma di viso. La Lega polmonare mette a disposizione dei pazienti l’apparecchio e insegna loro come utilizzarlo. Una volta all’anno, Marina Bernasconi si reca presso il centro della Lega polmonare e dal medico specialista per far controllare l’apparecchio e la maschera e per le necessarie regolazioni. Probabilmente dovrà utilizzare l’apparecchio CPAP per anni. Questo, però, non le crea problemi: la ritrovata qualità di vita prevale su tutto. «Il fatto certamente più positivo da quando uso questo apparecchio è la pressoché totale assenza della sonnolenza diurna. Prima dovevo sdraiarmi spesso durante il giorno per dormire: da tre anni questo problema è scomparso», racconta Marina Bernasconi. Ora, durante il sonno, può nuovamente recuperare le forze.

Un modo di pensare

Quando ha dei bambini attorno a sé, Marina Bernasconi è felice. «I bambini sono il mio mondo», dice sorridendo. Per il futuro intende completare il suo perfezionamento professionale nel campo sociale. La sua malattia non le impedirà di realizzare il suo desiderio. Soprattutto perché non permette alla malattia di pregiudicare oltre un certo limite le sue attività. Non nasconde nulla ai suoi amici e conoscenti, al contrario. «Anche quando altri bambini si fermano a dormire qui da noi, li preparo a quello che potrebbero vedere e spiego loro che di notte indosso una maschera. Devono imparare che si tratta di una cosa del tutto normale», racconta Marina Bernasconi. L’approccio molto naturale con la sua malattia sembra essere la ricetta del successo. «È solo questione di mentalità», dice Marina Bernasconi. «Non mi sento ammalata, so invece che l’apparecchio mi aiuta ad avere una migliore qualità di vita.» Marina Bernasconi non manca inoltre d’informare le persone con cui viene in contatto e che lamentano sintomi analoghi ai suoi sull’importanza di effettuare i necessari esami al fine di accertare l’eventuale presenza dell’apnea da sonno. E se riesce a convincerle a recarsi dal medico, trasmette loro anche il suo incrollabile ottimismo: «Sono grata di non avere niente di più grave. Non posso cambiare le cose, per cui le affronto al meglio delle mie possibilità. » 

 

Valentina Röschli,

giornalista, Zurigo

 

* il nome è stato cambiato dalla redazione

Desiderate parlare delle vostre esperienze e scambiare consigli?

Gruppi di autoaiuto

Numero verde

Ogni martedì dalle ore 17 alle 19 in tedesco e ogni mercoledì dalle ore 17 alle 19 in francese i nostri medici rispondono alle vostre domande sulle vie respiratorie e sui polmoni. Un servizio gratuito della Lega polmonare.