È una calda giornata di ottobre nel nord della California. Siamo nel 2003. L’ex manager Hans M. Wegmüller sta viaggiando in auto in direzione di Los Angeles dopo aver fatto visita al figlio emigrato negli USA; è solo in auto. Si sente in forma, non ha bevuto, non è apparentemente stanco né particolarmente sazio. Per comodità sceglie una strada secondaria. L’impianto di climatizzazione è in funzione e Wegmüller pensa: «Com’è bello questo paesaggio con i campi di cotone pronti per il raccolto!»

E poi lo shock. Wegmüller si risveglia all’improvviso da un incubo e per un paio di secondi torna in sé. Racconta: «Non so cosa sia successo, non ricordo nulla. Mi sono ritrovato adagiato sull’asfalto e circondato da una schiera di poliziotti, pompieri, autoambulanze, personale sanitario, mentre un elicottero con i rotori in funzione sbarrava la strada. Sono riuscito a malapena a balbettare il numero di telefono di mio figlio. Poi sono svenuto definitivamente. Non avevo la più pallida idea di essere rimasto vittima di un incidente.»
Con l’elicottero di salvataggio, Wegmüller viene trasportato al Medical-Center di Fresno distante 50 km. Diagnosi: numerose costole fratturate, una lesione ai polmoni, una doppia frattura del femore.
Ripreso conoscenza, Wegmüller chiede informazioni sulla dinamica dell’incidente. Il conducente di un furgone, che viaggiava correttamente nell’altro senso di marcia, dice, come riporta il verbale dell’incidente: «C’era da disperarsi. Vedevo l’auto che mi veniva incontro spostarsi progressivamente sulla sua sinistra invadendo la mia corsia di marcia. Non avevo via di fuga sulla destra, perché sarei andato a finire nella scarpata che in quel punto costeggia la strada. Da quel momento in poi, i miei ricordi svaniscono nella nebbia.» È stato accertato dalla polizia stradale che i due veicoli nella collisione hanno ruotato su sé stesse. Nello spaventoso incidente entrambi i veicoli sono andati praticamente distrutti. Un miracolo che non vi siano stati dei morti.
Riportato tempo dopo in Svizzera, Hans Wegmüller viene ricoverato in ospedale dove si sottopone per mesi a trattamenti di fisioterapia. Ma i medici che l’hanno in cura vogliono andare più a fondo: com’era potuto accadere un incidente di questo tipo? Quale fu la vera causa di quell’incidente imputabile unicamente al signor Wegmüller?
E così Wegmüller viene sottoposto ad una serie di approfonditi esami. Prima un cardiogramma continuo sulle 24 ore, poi una risonanza magnetica al cervello. Un neurologo cerca eventuali segni specifici che potrebbero indicare un latente stato epilettico. Ma tutti gli esami danno esito negativo. A quel momento non vennero effettuati altri accertamenti, fino a quando il signor Wegmüller non s’imbattè casualmente nel dossier «Sindrome da apnea da sonno» della Lega polmonare svizzera. Wegmüller scaricò il testo da Internet e ne rimase molto impressionato: «Ma questa sembra proprio la mia storia, incluso l’avvertimento di stare attenti a non addormentarsi al volante.»
Egli decise quindi di farsi visitare da un pneumologo. Wegmüller gli raccontò che essendo un russatore incallito non si ricordava che la causa dei suoi frequenti risvegli era dovuta ad arresti respiratori durante le fasi di sonno. Sua moglie, per contro, se ne era accorta e ciò la preoccupava molto.
Le persone affette da apnea da sonno possono avere oltre 200 pause respiratorie, le cosiddette fasi apneiche, per notte. Nel laboratorio del sonno, a Hans Martin Wegmüller sono state rilevati mediamente 30 arresti respiratori all’ora per notte.
Da allora, la Lega polmonare ha messo a disposizione di Hans Martin Wegmüller un apparecchio CPAP, che utilizza ogni notte. Mediante una ventola silenziosa viene generata una pressione positiva costante di aria, aspirata dall’ambiente convogliata in un tubo erogata al paziente attraverso una maschera nasale. La pressione dell’aria insufflata mantiene aperte le vie superiori, ossia lo spazio rino-faringeo, come un costante cuscinetto d’aria, impedendo così gli arresti respiratori.
Una questione è rimasta ancora senza risposta: perché nel caso di Hans Wegmüller non è sorto il dubbio che la strana ed eccessiva stanchezza diurna potesse essere imputabile alla sindrome da apnea da sonno? Il paziente conosce la risposta: «Da quando sono in pensione ho sempre fatto un provvidenziale sonnellino pomeridiano. Recuperavo così il sonno profondo che mi mancava di notte. E proprio il giorno del mio incidente, che si è verificato nell’orario di mezzogiorno, avevo rinunciato al mio abituale sonnellino…»
Testo: Rolf Mühlemann
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