
«Le mie giornate di lavoro erano lunghe e spesso arrivavo a casa tardi», racconta Francesco Bianchi. «Nelle ore di lavoro mi sentivo stanco e durante il viaggio in treno che mi riportava a casa mi capitava sovente di appisolarmi.» Egli addebitava la stanchezza diurna al lavoro, non aveva mai supposto che la causa potesse essere un problema di salute. Brigitt Keller, assistente presso la Lega polmonare, dice a questo proposito: «Poiché i sintomi che possono far pensare ad una sindrome da apnea da sonno sono molto diversi, spesso questa malattia viene riconosciuta solo dopo parecchio tempo.» Brigitt Keller assiste, insieme a due colleghe, circa 350 persone colpite da questa sindrome. Tra i sintomi tipici annovera il fatto di svegliarsi di soprassalto, di fare fatica a concentrarsi durante il giorno, i colpi di sonno al volante e un sintomo chiaramente percettibile – il russare.
Laura Bianchi* non si era mai lamentata del sonoro russare notturno del marito. Quando però rimase incinta, il bisogno di trascorrere notti tranquille divenne ben presto un’assoluta necessità. La coppia decise allora di dormire in camere separate fino alla nascita del bambino. «Ma io russavo soltanto!» Per un po’ di tempo, né la stanchezza diurna né il russare furono oggetto dei loro discorsi.
Fino all’inizio del 2005. La piccola Giulia* aveva già imparato a camminare e Francesco Bianchi dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico al ginocchio. Dopo l’operazione i medici gli comunicarono che il ginocchio era ora a posto ma che qualcosa non andava con la sua respirazione. Durante l’intervento chirurgico la sua respirazione si era arrestata ripetutamente. «La notizia mi spaventò e confesso di aver avuto paura.» Dalla reazione del medico, Francesco aveva capito che doveva trattarsi di qualcosa di serio. La conferma definitiva venne poco più tardi dagli esami effettuati nel laboratorio del sonno. La sua respirazione si arrestava circa 48 volte nello spazio di un’ora. In una notte gli arresti respiratori erano quindi ben 384! «E io che pensavo che il sonno controllato in laboratorio fosse uno scherzo e che i medici non avrebbero sicuramente trovato nulla», ricorda Bianchi. Arresti respiratori che si ripetono con una certa frequenza possono rappresentare un grosso pericolo e avere gravi conseguenze. Gli arresti respiratori disturbano sia il sonno profondo sia il riposo notturno del sistema nervoso vegetativo e sovraccaricano il sistema cardiocircolatorio, aumentando così il rischio d’infarto cardiaco e/o di ictus cerebrale.
Lo specialista che aveva condotto l’esame presentò a Francesco Bianchi la cosiddetta terapia CPAP (acronimo di Continuous Positive Airway Pressure). Con un ventilatore, una sorta di «minicompressore », viene generato un leggero flusso d’aria a pressione positiva costante. La pressione dell’aria insufflata mantiene aperte, le vie aeree superiori, il palato e la faringe agendo come un dilatatore pneumatico impedendo così gli arresti respiratori. «Fino a quel momento pensavo che sarebbe stato sufficiente un cerotto nasale per ripristinare la respirazione! La vista della maschera fu indubbiamente poco rassicurante»: il 35enne Francesco aveva sottovalutato la situazione.
Sua moglie Laura aveva invece capito che anche altre situazioni potevano costituire un pericolo, ricorda Francesco. Una sindrome da apnea da sonno non diagnosticata e non curata può, per esempio, causare colpi di sonno al volante, con conseguenze facilmente prevedibili. In considerazione di questi possibili pericolosi «effetti collaterali», la maschera sembrava poco più che un fastidio. I giovani genitori erano contenti che un caso avesse permesso di scoprire la malattia prima che potesse capitare qualcosa di irreparabile. «L’aspetto più subdolo della sindrome da apnea da sonno sta nel fatto che quasi nessuno si accorge da sé, quando di notte la respirazione si arresta», dice accalorandosi l’interessato.
Lo specialista indirizzò Francesco Bianchi alla Lega polmonare. Lì un’esperta gli spiegò nuovamente in cosa consistesse la sindrome da apnea da sonno e gli adattò una maschera nasale. «Mi disse anche che avrei dovuto sottopormi a questa terapia per tutta la vita – ero sconvolto!» Aveva calcolato che in un paio di mesi al massimo la sua respirazione sarebbe ritornata normale.
«Svegliarmi riposato è stata una novità per me. Per molti anni avevo ritenuto normale quel senso di spossatezza con cui cominciavo la giornata!»
La prima sera, nella loro camera da letto, Laura e Francesco Bianchi erano comprensibilmente depressi e la moglie aveva le lacrime agli occhi. Ogni notte il sommesso ronzio dell’apparecchio, la maschera, il tubo nel letto insieme a loro…
E la terapia avrebbe aiutato suo marito a dormire di nuovo profondamente e in modo sicuro? E sarebbe cessato il suo sonoro russare? Per un mese il marito dormì a titolo di prova in una camera separata. E, in effetti, attraverso la parete di separazione non giungeva alcun rumore. Già dopo la prima notte, Francesco Bianchi incominciò a sentirsi meglio.
Ma: «Ho dovuto accettare il fatto che da quel momento in poi l’apparecchio per la terapia CPAP avrebbe indissolubilmente fatto parte della mia vita.» Questo è il primo passo affinché la terapia sia veramente efficace. Poi le cose vanno sempre meglio. Egli si addormenta più in fretta e al mattino si sente riposato. In poche settimane si abitua a questo nuovo modo di dormire e da quel momento in poi si gode il piacere del ritrovato slancio.
Prima della terapia CPAP, le vacanze significavano soprattutto una cosa: dormire e rilassarsi. Ora le vacanze sono completamente diverse. Anche dopo un abbondante e appetitoso pasto, il giovane padre si sente pieno d’energia e non si sottrae alle sollecitazioni di Giulia a prendere parte al gioco. E anche sua moglie Laura conferma che il marito è ora molto più reattivo di prima.
Il respiratore non nuoce all’intimità della coppia: «Abbiamo una vita sessuale come prima. La maschera me la infilo solo prima di addormentarmi. E sto attento a non disturbare la mia compagna, cercando soprattutto di evitare che il riflusso dell’aria che esce dal respiratore le arrivi sul viso.» E quando al mattino presto il papà si toglie la maschera per coccolare un po’ sua figlia, lei lo rimprovera: «Papà, la tua maschera!»
«Non mi sono mai sentito abbandonato, la Lega polmonare mi è sempre stata vicina.»
Francesco Bianchi temeva che Giulia avesse paura della maschera: «Un’assistente della Lega polmonare s’informava regolarmente sull’andamento della terapia. Una volta le ho chiesto come avrei potuto spiegare a mia figlia la faccenda della maschera.» Per Francesco è sempre stato molto importante essere seguito e assistito nella fase iniziale. Oggi il servizio di consulenza si è notevolmente ridotto. È però entusiasta dei servizi della Lega polmonare: «Due volte all’anno, un’incaricata della Lega ritira l’apparecchio per poter recuperare i dati raccolti sul mio comportamento durante il sonno. Questi dati vengono trasmessi al mio pneumologo, così sono sicuro che la mia terapia è costantemente sotto controllo. Se necessario, l’apparecchio viene rimesso a punto oppure vengo convocato per una visita di controllo.»
Per Francesco questa è una delle ragioni per preferire la terapia CPAP a tutte le altre. «Con questa terapia non mi sento lasciato solo. Le collaboratrici della Lega polmonare si interessano a come stanno andando le cose. Apprezzo molto questo servizio!»
Francesco Bianchi desidera che sia fatto qualcosa affinché le persone vengano sensibilizzate sufficientemente per riconoscere gli indicatori di una possibile sindrome da apnea da sonno.
Barbara Richiger,
giornalista, Kaufdorf
* il nome è stato cambiato dalla redazione
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