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«La terapia ha cambiato la mia vita.»

Ogni mattina, Bernardo Leoni* si sentiva esausto, letteralmente sfinito. Durante i suoi spostamenti in auto per lavoro doveva fermarsi continuamente per dormire qualche minuto. Un giorno, colto da un improvviso colpo di sonno, si è ritrovato a guidare in contromano. Si è svegliato all’ultimo momento, riuscendo appena in tempo a schivare un TIR che viaggiava correttamente sulla sua corsia di marcia. Quando si è poi recato dal medico per venire a capo a questa estrema stanchezza, gli fu diagnosticato un’apnea da sonno.

Il 43enne Bernardo Leoni è un padre felice di due bambine di 11 e 4 anni. Casaro diplomato, lavora come responsabile del marketing e della promozione presso un’associazione di produttori di latte e formaggi. Per motivi di lavoro deve spostarsi molto spesso in auto. Fin da bambino soffriva di problemi respiratori: era sovente raffreddato e aveva sempre il naso chiuso. L’asportazione operatoria delle tonsille e di alcuni polipi non diede, però, i miglioramenti sperati. Oltre ai problemi respiratori, Bernardo Leoni era tormentato anche da una stanchezza continua ed estrema. Da giovane, quando usciva a cena con amici, si addormentava spesso a tavola. Le lunghe riunioni di lavoro erano per lui delle vere e proprie lotte per non cedere al sonno. Poi incontrò Francesca*, la sua futura moglie. Fin dall’inizio della loro relazione, Francesca gli disse che, di notte, il suo respiro era molto rumoroso. Bernardo Leoni ricorda: «Sì, è vero, in effetti non russavo particolarmente forte, ma respiravo in modo molto rumoroso. Alle nove del mattino mi sentivo già esausto e, quando ero al volante, dovevo fermarmi qualche minuto a schiacciare un pisolino. Pensavo che il motivo di questa stanchezza fosse imputabile al mio lavoro e ai lunghi viaggi in macchina.» La sua vita sociale ne risentiva in modo preoccupante. Bernardo Leoni incominciò ad aver timore degli inviti: si sarebbe di nuovo addormentato a tavola o avrebbe trascorso la serata a combattere faticosamente contro il sonno invece di godersi la piacevole atmosfera? Anche sua moglie era preoccupata e lo sollecitava a consultare un medico. Lui, però, non si sentiva ammalato. Promise comunque a sua moglie che avrebbe affrontato il problema in occasione della prossima visita di controllo.

Una situazione molto pericolosa

Prima ancora che Bernardo Leoni potesse affrontare con il medico il problema della sua estrema stanchezza, corse un pericolo che avrebbe potuto avere esiti gravissimi: un mattino, colto da un colpo di sonno al volante, si ritrovò a guidare in contromano. Solo all’ultimo istante si svegliò e riuscì a sterzare verso destra, evitando per un soffio l’impatto con un TIR che viaggiava correttamente sulla sua corsia di marcia. Lo shock subito è ancora oggi ben vivo nella mente di Bernardo Leoni: «Mi sono fermato sul bordo della strada. Ero in preda al panico, il mio cuore batteva all’impazzata!» Si rese immediatamente conto quali catastrofiche e fatali conseguenze avrebbe potuto avere un incidente di questo tipo: la sua morte o una grave invalidità, le implicazioni per sua moglie e le sue figlie, la messa in pericolo degli altri utenti della strada. «In quel momento ho capito che dovevo fare qualcosa, e farlo subito …»

311 pause respiratorie in 5 ore!

Bernardo Leoni riuscì a fissare in tempi brevi un appuntamento con il suo medico, che riconobbe immediatamente i sintomi. In base ai primi accertamenti, un pneumologo gli prescrisse una cosiddetta polisonnografia – un esame da effettuare in un laboratorio del sonno. Bernardo Leoni dovette trascorrere una notte in ospedale, dove venne collegato a diverse apparecchiature di misurazione. Il risultato fu indiscutibile: la respirazione di Bernardo Leoni si era interrotta durante la notte per ben 311 volte! La diagnosi fu altrettanto chiara: era affetto da apnea da sonno.

Ritornare finalmente a dormire bene

Per trattare questa patologia, il suo medico lo invitò a mettersi in contatto con la Lega polmonare. A Bernardo Leoni venne consegnato un cosiddetto apparecchio CPAP con una maschera. L’assistente gli spiegò come funzionava l’apparecchio e come avrebbe dovuto adattare la maschera. CPAP è l’acronimo di Continuous Positive Airway Pressure. Durante la notte, generando una leggera pressione positiva, l’apparecchio insuffla aria nelle vie respiratorie, prevenendo così le pause respiratorie. Finalmente Bernardo Leoni riusciva di nuovo a riposare durante la notte. «La terapia ha cambiato la mia vita. Naturalmente ci sono volute due o tre notti per abituarmi alla maschera», dice e poi continua: «Ho però affrontato fin dall’inizio il problema con un atteggiamento positivo, nonostante i piccoli fastidi che mi procurava. L’apparecchio è molto meno rumoroso di quanto lo sia stato io per anni. La maschera non disturba in alcun modo mia moglie.» Anche le due figlie non hanno trovato niente di strano nel fatto che il loro papà dormisse con una maschera sul viso. Se si chiede all’11enne Laura* cosa ne pensa di questo insolito apparecchio, risponde alzando le spalle: «Che cos’ha di tanto strano questo apparecchio? Aiuta semplicemente mio papà a respirare meglio! » L’apparecchio CPAP è diventato per Bernardo Leoni un oggetto tanto familiare e indispensabile quanto lo è lo spazzolino da denti. Quando l’anno scorso lui e la sua famiglia sono partiti per le vacanze, ha dimenticato di metterlo in valigia: «Me lo sono fatto spedire per posta. Il pacco è arrivato dopo ben nove giorni. Naturalmente mi sono accorto della differenza. Per fortuna ero in vacanza!»

La diagnosi salva la vita

Da quando è in cura per l’apnea da sonno, Bernardo Leoni ha ripreso a praticare le sue attività nel tempo libero: «È ovvio che a volte avverto ancora un po’ di stanchezza, ma non ho più paura di uscire la sera. Ho ricominciato ad andare anche in bicicletta e a sciare. In breve, conduco una vita del tutto normale. E quando incontro degli amici che si addormentano continuamente come succedeva a me in passato, racconto loro della mia esperienza. Molti sono poi andati dal medico e ad alcuni è stata diagnosticata un’apnea da sonno. La gente deve sapere che questa diagnosi può salvare la vita.» Bernardo Leoni s’incontra periodicamente con la sua assistente della Lega polmonare: «La conosco ormai da 8 anni e fa quasi parte della famiglia. Controlla la funzionalità dell’apparecchio CPAP, risponde alle mie domande e mi mostra le novità. So che al minimo problema posso rivolgermi a lei.» Bernardo Leoni fa inoltre parte di un Gruppo ERFA per lo scambio di esperienze tra persone affette da apnea da sonno. Ci si scambia regolarmente preoccupazioni, successi, consigli e suggerimenti. A Bernardo Leoni questi colloqui sono di grande aiuto per gestire meglio la sua malattia: «Non mi sento più isolato con la mia malattia. Per me, questo scambio è importante.»

 

Sonia Martin,

giornalista, Yvonand

 

* I nomi sono stati cambiati dalla redazione

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